Sirene nella notte, passi nell’acqua, alberi piegati. Dal Tevere ai crinali dell’Alto Adige, l’Italia ascolta il rumore del vento e misura l’altezza dei fiumi, in un gennaio che sembra febbraio.
Roma si è svegliata sotto una pioggia testarda. Gli allagamenti hanno invaso strade e sottopassi. Le banchine del Tevere sono chiuse: il fiume ha superato i 7 metri, l’acqua ha inghiottito le ciclabili. Nella zona di Trigoria due giovani sono rimaste intrappolate in un seminterrato. I vigili del fuoco le hanno liberate tagliando le inferriate. Erano in ipotermia. In via Ardeatina due camionisti sono rimasti bloccati nei mezzi. A Prati, un’auto parcheggiata in banchina è stata trovata sommersa.
Nel Lazio è scattata l’allerta arancione. L’Aniene è esondato a Ponte Lucano, nel comune di Tivoli. L’acqua ha invaso La Rustica e tratti della via Collatina. Il sindaco Roberto Gualtieri ha vietato l’accesso a parchi e ville storiche. Ha chiuso cimiteri e aree a rischio caduta rami. Ha raccomandato prudenza alla guida e lungo la costa. In pochi giorni su Roma è caduta la pioggia di un intero gennaio medio. È un dato che non lascia scampo al dibattito.
Sul litorale romano la situazione resta tesa. In via dei Fori Imperiali un pino alto 20 metri è crollato. Era sano, ma la pioggia ha appesantito la chioma. Il vento ha aperto varchi anche altrove. Ad Ancona un altro pino ha frantumato un muro di contenimento. Ha investito due auto ferme al semaforo. Nessun ferito. A Falconara Marittima sono caduti altri alberi, strade bloccate. Il muro di recinzione del carcere di Barcaglione ha ceduto sotto le infiltrazioni.
Nell’Abruzzo l’Aterno ha superato la soglia di guardia dall’Alta Valle fino all’Aquila. La sorveglianza resta alta. Nel Molise l’università ha sospeso la didattica per maltempo. Intanto, un gesto che racconta una comunità: a Serracapriola, nel Foggiano, il sindaco ha soccorso una donna in ipotermia trovata sull’asfalto. Camminava con il figlio per raccogliere verdura. Non avevano telefoni. È una scena minima, ma dice molto del clima e della rete civica.
Più a nord la mappa cambia, ma non il rischio. Nelle Marche e in Toscana la neve pesante ha causato una “strage” di alberi a bassa quota. A Trieste sono caduti i primi fiocchi, agitati da raffiche di bora. In Alto Adige la notte più fredda dell’inverno: -20°C a San Giacomo in Val di Vizze, -19°C a Sesto Pusteria, il paese di Jannik Sinner. Sono numeri verificabili, coerenti con le misure ufficiali. Il quadro dei danni economici, invece, non è ancora disponibile con stime attendibili.
Arriva un crollo termico diffuso. Al Centro-Sud ancora piogge e temporali, specie sulle regioni tirreniche. Neve fino in collina nelle aree centrali. La Protezione Civile mantiene l’allerta arancione in Lazio e Molise, e l’allerta gialla in dieci regioni, dalle Marche alla Sicilia. Chi si muove in auto verifichi itinerari e chiusure. Eviti sottopassi e corsie d’acqua. Tenga d’occhio i fiumi e i versanti, anche dopo la fine delle precipitazioni.
Questo maltempo divide il Paese in fasce: allagamenti a Sud e Centro, gelo e vento a Nord-Est. Eppure racconta una storia unica: infrastrutture che faticano, alberi monumentali che cedono, comunità che si organizzano. Forse la domanda, oggi, è un’altra: mentre l’acqua corre e il termometro scende, chi di noi sta già cambiando abitudini per restare un passo avanti?
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